Il lavoro liquido

28Apr11

Giampaolo Colletti ha presentato a Bologna il suo libro “Wwworkers. I nuovi lavoratori della rete“.
Il libro fotografa la trasformazione che sta avvenendo in Italia nel mondo del lavoro dove, principalmente per scelta obbligata, molti hanno ridisegnato il proprio modo di lavorare considerando internet come punto di riferimento operativo, strutturale e di metodo.

Giampaolo Colletti è partito dalla propria esperianza personale per poi allargare la ricerca verso tutti coloro che hanno intrapreso questo nuovo modo di concepire l’attività lavorativa; la ricerca è una raccolta di esperienze tra le più diverse alcune delle quali sono riunite in schede nel  sito collegato.

Il dibattito bolognese ha messo in evidenza come la rete sia ancora percepita come ambiente non completamente collegato alla realtà: i primi dubbi esposti vertevano sul pericolo dell’isolamento, sullo sgretolamento del concetto di lavoro inteso come luogo di incontro di persone, di ideali, di esigenze, di esperienze.
Ancora una volta il valore profondo della rete fatica ad emerge: ecco le aziende “strane” che fanno cose inusuali (ma tanto c’è la coda lunga)… contiamo le www-aziende in modo che diventino un riferimento da considerare… mancano i finanziamenti “che in America finanziano le idee”…

Ho ascoltato visioni interessanti e condivisibili ma è venuto a mancare un approccio modale, sociale e realistico alla cosa (nel senso di “tera tera” 🙂 ).

Tralasciamo le cause principali (la crisi e la furbizia di certi pseudo imprenditori): la rete sta permettendo un approccio al lavoro completamente decentralizzato; passioni e competanze diventano elementi che si coagulano per l’arco di un progetto tornando liquidi al suo compimento. Alla fine del progetto si saranno create nuove relazioni professionali e si sarà acquisita nuova formazione.

I lavoratori della rete non sono aziende come le abbiamo intese finora (e comunque queste non sono escluse).
Le persone lavorano in rete esattamente come la rete funziona ed essendo in rete non sono mai isolate a meno che non lo vogliano. Gli ambienti di lavoro assumono fisionomie inusuali rispetto all’idea classica di azienda: i team si formano on e off line, il progetto cresce on e off line, i luoghi di incontro sono on e off line.

Questo modo di lavorare non è ad appannaggio dei più “furbi” o dei più “svegli”; questo modo di lavorare testimonia la comprensione del valore sociale della rete, valore che rimodella, rafforzandoli, i rapporti personali e le interazioni.
Le relazioni professionali guadagnano uno strato di informazione e di connessione che amplifica e diffonde le competenze.

Penso che essere wwworkers implichi una visone più ampia e a ciò si può arrivare solo con una interpretazione culturale della rete altrimenti sarà solo strumentale (importante ma non sufficiente in un’ottica di prospettiva).

Chiaramente alla cultura vanno affiancate delle azioni di sostegno e ciò non vuol significare aiuti economici ma più che altro agevolazioni strutturali che permettano, a questa evoluzione dell’imprenditoria, di poter lavorare non solo per sopravvivere ma soprattutto per costruire le fondamenta di una nuova economia di cui l’Italia ha una grande necessità.

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One Response to “Il lavoro liquido”

  1. Bisogna riscoprire il significato della parola/immagine(?)

    Spero avrai modo di ricambiare la visita a tal proposito, su Vongole & Merluzzi!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/10/parola-di-nessuno/


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