Parlare dell’aria

28Set10

La Social Media Week appena trascorsa è stata una esperienza interessante soprattutto perchè, se doveva fare il punto della situazione, dal mio punto di vista ha discretamente fotografato il momento.

La mia partecipazione è iniziata il lunedì con un appuntamento in cui ero coinvolto con il progetto webelieveinstyle; ho poi proseguito dal mercoledì seguendo un paio di appuntamenti al giorno.
Quelle che seguono sono una serie di sensazioni derivate dalla partecipazione e dall’ascolto durante gli incontri.

C’è un approccio al tema piuttosto inusuale: tutto ruota attorno alle applicazioni piuttosto che sui tipi di vantaggi che queste portano a chi le usa. Stiamo parlando di persone che entrano in contatto tra loro atttraverso la rete, espandendo le proprie normali possibilità di interazione attraverso degli strumenti; in realtà sembra si parli sempre di questi ultimi tenendoli in primo piano. Gli applicativi social come dei nuovi sistemi operativi (con le usuali attese per l’ultima versione e le valutazioni su quello che prenderà più campo) solo che essendo noi la piattaforma, ed essendo il rapporto sociale un’esperienza legata a modalità strettamente personali, avremo sempre più bisogno di modalità plasmabili ad esigenze legate ai nostri ambiti (modali, di attitudine, di luogo).

Le idee non è che siano proprio chiarissime: in uno stesso panel un relatore dava una ricetta ad una start up, in merito a quali azioni compiere, mentre il relatore a fianco postava in contemporanea su Twitter il suo totale disacccordo (ma ha anche promesso un “vecchio post” sul suo blog per chiarire la sua posizione e sono in attesa di leggerlo 🙂 )

I relatori del 2.0 sono 1.0: l’incubo “marchetta” è stato costante. Pochi, nonostante l’ambito fosse assolutamente innovativo, sono riusciti a sostenere un intervento senza cadere principalmente sull’auto celebrazione e sull’auto referenzialità invece di tenere in superficie il tema da discutere inserendo, nelle trame del discorso, azienda e medaglie.
Forse va anche ripensato il modo di coinvolgimento degli sponsor: se è vero che un’azienda, in un ambiente social on line, deve ripensare il modo di conversare con il pubblico perchè questo non deve avvenire, a maggior ragione, off line?

La quantità forse non è più una garanzia: una delle sensazioni che non mi abbandonano dopo la Social Media Week è che i giochi non sono assolutamente fatti ed il raggiungere grandi numeri è solo una vittoria parziale. Siamo nella preistoria delle relazioni espanse grazie alla rete: continuiamo a considerare vincenti coloro che fanno i grandi numeri ma il tema in gioco assume valore sulle specificità e sulle vicinanze.
La generalizzazione ora funziona perchè vive della novità ma credo che realtà mirate possano avere oggi molto spazio e proprio puntando su quest’ultimo inteso come luogo, come area oltre che su servizi specifici per determinate aggregazioni di interessi.

Parlare dell’aria ha senso? L’aria si respira ed eventualmente se ne parla se non è particolarmente salubre o se, al contrario, è leggera e pulita. Non pensiamo di respirarla.
Così sono le nostre relazioni, le viviamo in modo innato: tanto più gli strumenti on line di relazione saranno “white label”, tanto più entreranno a far parte della nostra quotidianità.

“Social networks will be like air” Charlene Li

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