Una città non è fatta di spettatori

05Lug10

Sono nato e ho vissuto per circa 30 anni ad Ancona.
Ancona è una luogo con cui è difficile rapportarsi: gli anconetani non hanno la passione per la propria città (ho scritto passione non campanilismo), le amministrazioni che si susseguono applicano ognuna il proprio cerotto, bei cerotti s’intende, ma la sensazione è che manchi la giusta attenzione ad una visione d’insieme. Manco da molto e torno saltuariamente, non conosco le meccaniche di certe scelte, mi baso su quello che vedo e che ascolto ogni volta che torno: è un impatto con una città che non ti parla, una bella signora adorna di importanti accessori su un abito liso e macchiato in più punti.

Poi arriva l’estate e succede qualcosa.
Sarà il legame con il mare (la Riviera del Conero è un luogo di una bellezza disarmante), sarà l’odore più insistente della salsedine ed i colori più accesi ma noti meno le parti consumate dell’abito, compresi i panorami sconcertanti dal frequentatissimo parco, nato su drammi geologici ed edilizi, da cui si ammira l’improbabile assetto urbanistico ed architettonico della città.
Iniziano le manifestazioni culturali del periodo e apre la stagione estiva della Mole Vanvitelliana, una struttura pentagonale bellissima e ben restaurata che ospita un cartellone piuttosto ricco.

Di anno in anno le proposte si sono fatte sempre più autorevoli e diversificate dando spazio anche ad opere che quasi ci si stupisce di vedere ad Ancona.

Fino al 5 settembre, presso Porta Pia, l’antico ingresso alla città di fine ‘700, è possibile immergersi in “Rovina” una istallazione di Ericailcane.
L’opera assimila gli spazi interni della Porta e li trasforma in una narrazione tridimensionale che scorre durante la salita delle rampe di scale, tra le stanze abbandonate, attraverso il bestiario di Ericailcane.
L’effetto è straniante e quando è al suo apice, quando si inizia a scendere le scale dall’altro lato della Porta, ecco che il racconto si srotola di nuovo ma ora attraverso le parole scritte sulle pareti. Ora le precedenti sensazioni personali si incanalano nella storia che forse è una metafora facile ma si sposa perfettamente anche con la struttura stessa: pulito restauro all’esterno, abbandono e vuoto all’interno.

C’è forse un messaggio alla città, un invito a ripensare agli spazi, ai progetti, al fare partendo dalle connessioni più strette che pre esistono con il luogo e con le persone: pensare tenendo come obiettivo il coinvolgimento delle persone e non al loro ruolo di spettatori.

L’istallazione rientra nella rassegna Popup! – Arte contemporanea nello spazio urbano ed è organizzata da Manifestazioni Artistiche Contemporanee; se trovate, all’ingresso, la stessa ragazza loquace che ho incontrato io, difficilmente ve ne andrete senza la tessera di questi ultimi 🙂

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6 Responses to “Una città non è fatta di spettatori”

  1. 1 Paola

    Concordo con la visione triste di Ancona, solo che a me tocca abitarci!!!!!!!!!!!!!
    Pero’ senza mare non potrei stare e lo spettacolo del tramonto a Portonovo e’ toccante, commovente…..
    Per quanto riguarda gli spettacoli, c’e’ sempre molta diffusione…..se non era per te che venivi e mi informavi, non ne sapevo nulla 😦

    Baci

    • 2 metabox

      Ho la sensazione che possano esserci i margini per cambiare un po’ le cose… per il resto io non ho fatto altro che parlare con gli abitanti del luogo per sapere della mostra… 🙂

  2. Grazie per le parole spese! la recensione è azzaccata…e precisa …
    a presto!
    Lucia

  3. Riflessioni giuste e bella recensione della mostra. Credo che a questo punto il problema rientri nella casistica della schizofrenia: gli abitanti di Ancona vorrebbero (fare, vedere, ascoltare, godere) di più, ma nello stesso tempo quello che preferiscono è lamentarsi. Di conseguenza, soddisfacendo un bisogno, perderebbero l’altro 🙂
    Per ora, bisogna solo ringraziare il Mac e tutti i ragazzi che si stanno impegnando: so per esperienza che qui è più dura che altrove (ma non vorrei lamentarmi :-D)

    • 6 metabox

      Grazie Paolo! Nonostante tutto credo che Ancona abbia delle potenzialità, devono essere indirizzate, veicolate verso “l’esterno” in modo da poter attivare una conversazione proattiva tra le creatività della città e quelle “fuori dalle mura”. La rete può aiutare tantissimo… è un discorso ampio ma con molte possibilità. Penso che per cambiare un filo mentalità gli anconetani abbiano bisogno di qualcosa in più di cui andar fieri; forse sono utopie ma le utopie sono sempre molto stimolanti 🙂


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