La rete va vista da dentro o da fuori?

23Mar10

Chiaramente è una provocazione, non esiste ne un dentro ne un fuori, la rete è un’espansione della quotidianità dove per espansione si intende un meta ambiente di facilitazioni e strumenti per arricchire la nostra vita in tutte le sue sfaccettature.

Ormai abbiamo tutti imparato bene che la rete è un insieme di nodi, dove il singolo nodo equivale ad una persona, ma la sensazione è che sia una semplice nozione sommata a tutta una serie di altre nobilissime e calzanti metafore su cui molti hanno costruito una visione della rete senza però viverne effettivamente la sua dimensione.

La sensazione mi è arrivata ieri sera partecipando ad uno degli ottimi incontri di BolognaIn; il tema era il personal branding, i relatori erano Tommaso Sorchiotti e Luigi Centenaro (che tra le righe hanno realizzato una demo di personal branding a favore dell’uscita del loro prossimo libro sul tema, a monte dell’incontro stesso, lo dico senza ironia) e Sabrina Mossenta “promoter” 🙂 del business social network Viadeo.

Dalle domande della folta platea e dalle sollecitazioni del moderatore ho avuto la percezione di come la rete sia in molti casi vissuta come un “nuovo software” da utilizzare, come un qualcosa a cui dedicare il tempo restante della giornata.
La cultura della rete non è la conoscenza di un insieme di strumenti on line o l’acquisizione di una serie di tecniche per riuscire a muoversi in rete.
La rete è un amplificatore: il nostro modo di essere e le nostre azioni in rete si amplificano ed entrano in contatto con altre persone e non entità astratte.
Nessuna tecnica e nessun metodo riuscirà ad aiutarmi fino a che non comprenderò che la rete è una lente di ingrandimento sulle relazioni sociali tra le persone ed è una “macchina” che mette a nudo, in un modo o nell’altro, prima o poi, le intenzioni e le azioni che vengono condivise.

Il modo migliore per vivere la rete è legato alla trasparenza e alla coerenza, su queste basi è possibile costruire rapporti solidi e duraturi, ne più e ne meno come nella quotidianità a cui siamo abituati, solo in maniera amplificata: un vantaggio non da poco se si gioca pulito 🙂 .

In più la rete è un ambiente che permette di espandere le personali possibilità dandoci la possibilità di acquisire una specie di “superpoteri” nell’ambito delle relazioni sociali di qualsiasi genere esse siano dove la discriminante è sempre ed esclusivamente il nostro approccio.

Ho apprezzato molto le sottolineature di Tommaso Sorchiotti relative al buon senso ed alla condivisione della passione come elementi fondamentali della propria presenza in rete.

Ben vengano incontri di questo genere in cui possano essere approfonditi temi specifici legati alla gestione delle professionalità in rete, sperando che le stesse persone si leggano, ad esempio, anche le visioni di Edgar Morin e partecipino ad incontri tipo quelli di Meet the Media Guru.

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5 Responses to “La rete va vista da dentro o da fuori?”

  1. Ciao Andrea,

    fa piacere leggere la tua “recensione” e spero di poterti contare nuovamente fra i partecipanti ai prossimi incontri BolognaIN. Se hai proposte o tempo da condividere per la crescita del progetto batti un colpo 😉

    Un saluto
    Roberto

    • 2 metabox

      @Roberto: volentieri per entrambi i punti; per il secondo parliamone 😉

      @Tommaso: concordo: la rete, come le relazioni sociali non possono essere semplificate se prima non sono comprese. La mia sensazione è che la velocità dei cambiamenti che avvengono in rete a volte ci faccia sfuggire da quanto poco tempo le persone hanno iniziato a relazionarsi attraverso gli ambienti social online ed è per questo che, secondo me, è sempre molto importante aiutare a guardare la rete da punti di vista + panoramici (Morin era un esempio tra tanti). Probabilmente tra 10 anni si riderà del modo in cui si usava la rete nel 2010 😉

  2. Ciao Andrea,
    non posso che condividere provocazione e riflessioni.

    In questo momento per le aziende, e le persone in generale, è più facile pensare a due realtà con due “pubblici” diversi, distinti e lontani tra loro. Diventa più semplice provare a dialogare con linguaggi e modalità diverse. Ma..sorpresa..le persone son persone fuori e dentro la rete 🙂

    Ce ne vorrà di tempo per abbracciare la complessità di cui parla Morin, il primo passo è non cedere alle eccessive semplificazioni.

  3. Assolutamente in disaccordo. I nodi non sono persone ma immagini virtuali delle persone. Avatar, insomma. E’ il motivo per cui movimenti nati nella rete poi non si manifestano con la stessa forza nella realtà, tranne casi isolati.

    • 5 metabox

      Credo che rimarremo ognuno nella propria posizione 🙂
      Non nego che ci siano persone che si vestano di un’altra identità on line ma la presenza in rete è sempre più legata all’essere reale (Facebook docet: nome e cognome).
      Purtroppo non si pensa mai alla velocità con cui accadono le cose in rete in confronto alla lentezza (naturale) con cui l’uomo assimila i cambiamenti: esistono dei tempi fisiologici e non è possibile pensare che una nuova possibilità possa trasformarsi contemporaneamente in un comportamento relativo.


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