Kit di sopravvivenza per le aziende

23Feb10

Il paradosso di questo periodo è che una situazione disastrosa (soprattutto per le persone normali) come questa crisi, impermeabile ai media principali, sia affiancata da un momento di tangibile cambiamento, saturo di positività e di prospettive.
Un cambiamento guidato principalmente dalle persone normali di cui sopra che, grazie ad una nuova visione (la sostenibilità, l’ambiente, la condivisione) e ad un ambiente di connessioni come la rete, riescono riprendere un ruolo nei confronti dei centri di potere economici e politici.

Alcune aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, hanno percepito il cambiamento e lo utilizzano come volano per un nuovo corso delle loro attività dove il consumatore finale assomiglia molto di più ad un partner.

Poi ci sono le altre, e sono la maggioranza, che continuano a farsi abbindolare dall’azzeccagarbugli di turno che gli vende, carissimo, un mirabolante servizio fotografico con la circa dimenticata star americana per promuovere un prodotto i cui acquirenti sono anni luce distanti dal personaggio.
Oppure quelle aziende che, stizzite, cercano di oscurare un’opinione a loro non favorevole innescando un’inutile sequela di errori di comunicazione. O magari quelle aziende che in fondo non hanno mai fatto comunicazione e, nel momento di crisi, si affidano alla prima agenzia che gli sciorina quattro belle frasi fatte, prende il commerciale interno esteticamente più adatto a gestire argomenti poco affini all’hardware e si avventurano in improbabili azioni di advertising fuori tempo massimo (nessun caso è di fantasia).

Ma, come reciterebbe ogni sano spot che si rispetti, oggi anche queste aziende hanno la possibilità di provare a capire cosa gli sta accadendo attorno! 🙂

Ho letto il libro di Paolo Iabichino: è scorrevole ed appassionato. Una panoramica sul mondo della pubblicità, sui cambiamenti avvenuti e sulla consapevolezza che ormai le immagini patinate e le frasi rotonde cadono nel vuoto se, corredata, non c’è anche della sostanza a supporto. E la sostanza deve essere un prodotto che faccia effettivamente la differenza, proposto da un’azienda che sappia rispettare l’ambito in cui si muove e le persone che vuole coinvolgere e che sia capace di ascoltare e di dialogare.
Credo che il grande ideale di cui si parla alla fine del libro debba essere già nella sensibilità dell’azienda verso i suoi interlocutori e nel prodotto che propone; la comunicazione non dovrà elaborare un modo per parlarne perchè questo sarà già nel DNA dell’azienda e ne traccerà le direzioni. Chi dovrà comunicarlo avrà il compito di trovare la maniera più trasparente e più intelleggibile per farlo.

Ho letto anche il libro di Massimo Carraro, un manuale pratico per capire come è cambiato il marketing e quali sono i suoi nuovi strumenti; il tutto arricchito da esempi e testimonianze.

Credo che i migliori destinatari di questi due ottimi testi siano le aziende che stanno guardando in modo sospetto o interlocutorio i cambiamenti in atto.

Il libro di Iabichino è un perfetto traghettatore, attraverso il racconto dell’evoluzione della pubblicità, verso un sensato ragionamento su politiche aziendali ormai imprescindibili.
Il libro di Carraro è il passo subito successivo per capire, nella pratica, le direzioni da considerare.

Entrambi sono anche utili per vaccinare le aziende dalle improvvisazioni delle agenzie riciclate e dei consulenti freschi di nuove terminologie.

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