Everything big started small: invent peace

28Set09

DSC_0001C’è una singolare assuefazione al sensazionalismo; tutto ciò che non provoca una reazione accesa rimane in un purgatorio mediatico e informativo.

C’è anche una anomala metrica che misura l’importanza delle cose che avvengono; si basa sulla soddisfazione di due parametri principali che consistono nell’immediatezza (intesa come la capacità di qualsiasi cosa di dare un risultato evidente ora) e l’attualità (intesa come l’assunzione a fondamentali di una ristretta gamma di tematiche attinenti al tempo presente).

Attraverso questo filtro tutto ciò che si trasforma e si evolve con un movimento lento e complesso non viene generalmente assorbito e compreso.

Rientrano in queste considerazioni le espressioni degli accoglienti commensali quando venerdì sera, attorno ad un tavolo imbandito di lecconrnie sarde, ho accennato al lavoro di BJ Fogg sulla costruzione della pace attraverso l’uso dei social network.

Certo non è che mi aspettassi i fuochi di artificio però un minimo di curiosità si… Invece le espressioni erano quelle del tipo: “si va bene l’ennesimo visionario di turno…” Senza visione però non si va molto lontano…

Una boccata d’ossigeno l’incontro a Meet the Media Guru con BJ Fogg.
L’intervento ha riposizionato i socialcosi sui reali valori di cui essi vivono e su cui si sviluppano (rapporti tra le persone, condivisione, scambio, conoscenza, crescita)  e ciò ha naturalmente messo in secondo piano quello che invece è l’argomento predominante oggi su questi temi, ossia come mettere in contatto le aziende con i frequentatori dei socialcosi.

(Personalmente credo che tra qualche tempo il tipo di azioni che oggi le aziende effettuano all’interno dei socialcosi stimoleranno lo stesso interesse che stimola oggi un banner su una pagina web).

Il lavoro di BJ Fogg è permeato da un pensiero lineare, naturale; pone la persona al centro ed evidenzia la predisposizione alla collaborazione per cercare di raggiungere risultati di successo.
La chiave di tutto è nel pensare in modo chiaro e trasparente e nell’azione, nel fare: i cambiamenti potranno avvenire solo con la perseveranza dei continui tentativi, supportati da una visione e dalla tenacia.

Sulla valutazione che gli ambienti sociali in rete sono dei canali comunicativi di cambiamento comportamentale, poggia il progetto che Fogg ha chiamato Peace Dot: inventare e costruire la pace attraverso la tecnologia. Il progetto è partito ovviamente su Facebook ed il 27 ottobre dovrebbero essere resi noti gli sviluppi.

Rimettendo in ballo i commensali di cui sopra, c’è da dire che la loro reazione ha rispecchiato anche quella predisposizione che si ha in genere nell’affrontare problematiche complesse: si pensa che possa esistere solo LA soluzione mentre invece l’approccio di Fogg è proprio il lavorare su piccoli tentativi,  l’elaborare una serie di innovazioni che contribuiscano collettivamente ad arrivare ad una soluzione.

Il ritorno di Meet the Media Guru non poteva essere migliore e sono d’obbligo due parole di ringraziamento a Maria Grazia Mattei per la qualità del lavoro che sta portando avanti oltre che per il piacere che si prova nell’ascoltare il suo solare entusiasmo.

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