I socialcosi visti dal mare

01Set09

DSC_0028Le vacanze fanno sempre molto bene, ti danno la possibilità di vedere le cose da altre angolazioni e questo ti amplia il panorama e contemporaneamente ti obbliga a rivalutare le posizioni prese.

Ho una cerchia di amici molto interessante, si occupano quasi tutti di lavori che hanno a che fare con la creatività e sono persone con le antenne alzate, molto sensibili al nuovo, al cambiamento e ho passato con loro buona parte del tempo.

Pensavo vivessero questa epoca di socialcosi in modo più attivo ed invece ne ho scoperto un uso quasi accidentale: chi li usa al posto dell’email, chi si stupisce che le aziende ci mettano piede, chi li apre ogni tanto (che è un po’ come entrare in una accalorata discussione dicendo “buonasera” abbandonandola subito dopo), chi usa solo ed esclusivamente una certa funzionalità rimanendo totalmente impermeabile a tutto ciò che c’è subito accanto…

Chiaro che non può essere un campione attendibile però mi lascia quanto meno pensare: sarà poi così utile per le aziende investire in divertenti ed aggreganti socialiniziative per parlare di loro stesse cercando di dare, il più possibile, l’idea che lo scopo non sia principalmente quello?

La risposta è ovvia ed è SI per i motivi ormai scritti, riportati e detti da persone che ne sanno più di me: sempre più persone sono in rete, la rete è fatta di persone, le persone non parlano con i prodotti ma con le persone, le persone parlano con persone interessanti che hanno da dire qualcosa di interessante da ascoltare.

Ma il dubbio mi rimane e mi lascia il sottile sospetto che non sia una evoluzione ma solo un rimedio… e che ci sia un affannarsi a tirare delle righe dritte con il righello delle “soluzioni facilmente comprensibili, praticabili e quantificabili per le aziende” in un ambiente dove forse gli strumenti giusti potrebbero essere un set di curvilinei ed una buona dose di gomme per cancellare e correggere.

Il sospetto è che dentro i socialcosi occorrerebbe fare uno sforzo in più per fare delle vere “socialcose”.

Mi divertirò di certo (???) nell’essere coinvolto nella vita di un prodotto entrando in contatto con chi lo pensa, potendolo provare in anteprima, partecipando ad entusiasmanti eventi ma il prodotto avrà sempre uno spazio marginale nella vita sociale di una persona per quanto si possa tentare di fargli provare il brivido del contrario.

Ritorno dalle vacanze con i piedi di piombo e con l’idea che una qualsiasi socialcosa avrà vita breve e labile memoria se sarà poco “social” (nei contenuti, negli stimoli, nei meccanismi, nei sentimenti) e molto “cosa” (oggetto dai confini definiti e obiettivi circoscritti).

Per dimostrare che nonostante le apparenze sono in realtà un entusiasta dei socialcosi, un paio di esempi interessanti:

Fabrizio Fiorini e La Capannina
Fabrizio è il proprietario di uno stabilimento balneare e un ristorante in una tra le zone di mare più belle del Conero.
All’inizio dell’estate ha aperto il suo profilo ed una pagina pubblica su Facebook; ha iniziato a sperimentare e non ha fatto altro che parlare in modo schietto, diretto e disponibile (esattamente come è lui) di ciò che succede alla Capannina.
Alla mattina pubblica le foto della spiaggia e del mare e ti dice come sarà il tempo anche se non sarà bello e ogni tanto scrive o pubblica contenuti su temi che condivide anche se non hanno nulla a che fare con il mare. La cosa ha funzionato anche se Fabrizio scrive: “Nonostante tutto continuo a pensare che sia una moda e quindi non mi piace poi così tanto!!!” 🙂

GayCampItalia2009
L’ho visto nascere su Friendfeed e l’ho trovata una iniziativa di tutto rispetto.
Nasce in un social network e prova a concretizzarsi in un evento fisco nella modalità più social che ci sia: il barcamp.
Il tema è estremamente legato al sociale, oltre ad essere di estrema attualità, e parte da un gruppo eterogeneo che si rivolge ad una platea simile, al contrario delle associazioni (di qualsiasi genere) che tendono a parlare a se stesse ed ai loro adepti.
Queste sono le iniziative sociali che le aziende dovrebbero sostenere per iniziare ad instaurare delle vere conversazioni con le persone (ok,  in questo caso rasenta la provocazione, in Italia neanche D&G tirerebbero fuori un soldo per una cosa del genere… 🙂 )

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3 Responses to “I socialcosi visti dal mare”

  1. Come in tutte le cose, l’utilità o meno dei socialcosi, così come dei gadget tecnologici e compagnia bella, secondo me sta nel loro uso e non nel loro abuso. Una conversazione è interessante, due piacevoli, tre faticose ma avvolgenti, cento sono solo rumore.

    • 2 metabox

      Condivido.
      Però spostiamoci dall’hype e guardiamo i SN sotto un’ottica davvero sociale e non solo come “email 2.0”. Credo che i SN siano degli ambienti straordinari ma ho la sensazione che latiti una funzione consistente (a parte tra coloro che lavorano con queste cose).


  1. 1 I socialcosi visti dal mare — Facebook Expressions

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