Come promesso ecco l’elenco di alcune delle realtà che si muoveranno all’interno di The Hub per cercare sinergie che migliorino o completino le loro attività (mi sono perso la prima giornata degli Open Hub Days per cui la lista è parziale anche per questo) .

Devo dire che sono rimasto un po’ stupito dalla scarsa presenza degli Open Hub Days nei blog di marketing innovativo e socialcosi ma forse è dipeso anche dal fatto che il team di The Hub era seriamente impegnato a lavorare fisicamente alla sede e magari ha un po’ tralasciato il lavoro di comunicazione nei vari canali :-) .

I finanziamenti che arrivano dal basso
OpenGenius: progetto di crowdfunding per allargare l’accesso a finanziamenti ad un maggior numero dei progetti scientifici, finanziando direttamente il ricercatore
Microfinanza per la ricostruzione in Abruzzo: piattaforma on line per la raccolta di fondi da dedicare a progetti per le zone terremotate
Prestiamoci: la versione italiana del social landing, fino a 25.000 euro per progetti imprenditoriali o personali

Il cibo come esperienza sociale
PuntoEquo: la diffusione dei prodotti equo e solidali attraverso la rete di distributori automatici
Fooda: L’uomo è un animale che cucina simboli per trasformarli in discorsi su simboli; un excursus sul rapporto tra noi e il cibo (sarò sincero: il rapporto con The Hub di Fooda mi è un po’ sfuggito ma l’intervento è stato fantastico!)

Il design: dal progetto alla riscoperta della manualità condivisa
Openp2pdesign: piattaforma social per la progettazione
Controprogetto: il recupero dei materiali di scarto per costruire oggetti di design quotidiano (la presentazione del relatore è stata esilarante :-) )
L’Hub: un laboratorio di sartoria che non recupera solo tessuti ma anche momenti di incontro e di confronto oltre a situazioni di difficoltà lavorative

I cittadini riprendono la responsabilità dei luoghi in cui abitano
Radiomamma: Ripensare la città in un’ottica family friendly con mamme-antenne a caccia di luoghi e attività compatibili
Genitori Antismog: muoversi con l’uso di mezzi sostenibili partendo con l’esperienza dei più piccoli per spostarsi in città senza inquinarla
I luoghi dell’infanzia, terreni culturali per grandi e piccini: gli asili nido come impresa sociale

Ripensare all’uso della città per migliorarla e viverla di più
GiovaMI Culturevolution: una comunità per il tempo libero all’insegna della cultura nella sua accezione più ampia
Critical City: progetto/gioco basato sul concetto dell’agopuntura urbana, piccoli interventi all’interno della città che propagano nelle vicinanze fattori positivi
Urban Bike Messenger: una flotta di ciclisti che sfida il traffico e fa consegne più velocemente dei mezzi motorizzati

L’arte e la comunicazione: dall’introspezione del vissuto del luogo pubblico all’esternazione di un messaggio visivo liberamente utilizzabile
Urban Sense Making: progetto artistico che esplora lo spazio pubblico come luogo rappresentativo della cultura contemporanea
Good 50×70: progetto di comunicazione sociale dove creativi internazionali propongono campagne di libero utilizzo sul formato poster 50×70

Hardware e “software” low cost
Rigeneriamoci: recupero di hardware in disuso che viene riportato in condizioni ottimali e corredato di software open source
Connaction: corsi di formazione a costi accessibili

Turismo sostenibile
Hotellerie Web: progetti di comunicazione on line per strutture che pensano ad un turismo responsabile
LoveOretto: la riqualificazione di una abitazione storica con un progetto che pensa anche alla rivalutazione del territorio


La rete partecipata sta riportando il fare impresa su un piano più realistico e logico, le aziende non possono più ignorare il proprio pubblico perchè rischiano di essere ignorate a loro volta.

L’accesso alla conoscenza, alla cultura, all’informazione attraverso un numero teoricamente infinito di punti di contatto con le voci più diversificate, sta radicando la consapevolezza della necessità di processi virtuosi che siano rispettosi di tutta una serie di ambiti legati all’ambiente e alle tematiche sociali.
Utopia è la definizione scorciatoia maggiormente utilizzata quando di parla di impresa sostenibile; l’informazione e la cultura mainstream ci hanno abituato a pensare in modalità ristrette e limitate portandoci ad avvalorare gli schemi di un’imprenditoria che ha come unico scopo il massimo profitto, giustificato con il bene collettivo.

Le cose cambiano quando le persone possono facilmente entrare in contatto e scambiarsi idee; le opportunità e le possibilità si ampliano e i processi assumono percorsi anche non previsti evolvendo in soluzioni impensabili senza la possibilità di un contributo diffuso.

Le cose passano dalla teoria alla pratica quando nascono dei “facilitatori” che agevolano questi contatti e creano gli ambiti che portano alla concretezza aspirazioni virtuose.

Ho avuto la fortuna di avere del tempo per partecipare, come ascoltatore, agli Open Hub Days organizzati da The Hub Milano.
The Hub è un circuito internazionale di luoghi aperti a coloro che vogliono fare impresa in maniera sostenibile, con una attenzione particolare all’impatto sociale. La maggior parte delle informazioni utili le trovate sul sito e per il resto potete approfittare della notevole disponibilità delle persone che stanno facendo partire questa idea notevole a Milano.

Ciò che ho ascoltato e percepito è un qualcosa che trasuda cambiamento e che segnerà indelebilmente l’imprenditoria nei prossimi anni. Ho avuto la sensazione di assistere alle prove di ciò che domani sarà assolutamente naturale nel momento in cui chiunque vorrà mettere in piedi un’attività.
Da tutte le voci ascoltate l’obiettivo che traspariva era quello di risolvere un problema trasformando il vantaggio della soluzione anche in una fonte di guadagno.
Tutti i progetti erano assolutamente concreti senza troppo spazio per la fantasia se non quella necessaria per intraprendere questi progetti ma nel modo più sostenibile e funzionale per i futuri fruitori.

Tutti i progetti erano aperti e, quelli già avviati, proposti come format utilizzabile per avviarne di simili in altre località con un’ottica chiara di scambio reciproco per poter utilizzare le migliori idee e potenzialità di chiunque ne entri a far parte.

Vi rimando, a breve, ad un prossimo post per una parziale rassegna delle idee che mi sono piaciute di più (questo sarebbe diventato un po’ troppo lungo).


Non ci sono molte cose da dire.

In compenso ci sono molte cose da fare, tra cui anche quelle che avresti pensato di non dover mai arrivare a dover gestire, oppure quelle che servono solo a tenere in piedi una cosa che dovrebbe crollare in modo da dover passare in rassegna ogni singolo pezzo per poterla ricostruire come servirebbe.

Credo che questa innata voglia di pensare che le cose alla fine possano solo cominciare a girare bene dipenda da un suono che molti non riescono a percepire ed altri invece non riescono a smettere di ascoltare.
I primi li riconosci dai lineamenti del viso e dalle loro parole, sempre troppe, dalle quali lasciano sempre colare significati altri, vischiosi e banalmente tiepidi. Oppure li individui per la loro accoglienza dosata, manierismi calcolati e piccoli decisionismi.

I secondi sono spuntati in modo inaspettato; nel senso che avevi percepito un buon profumo ma non ti saresti aspettato fosse dipeso da una lunga e ponderata selezione di spezie ed aromi.
I secondi li riconosci perchè ti accorgi che non hai avuto bisogno di codici, ci stai già lavorando, progettando, fantasticando, elaborando insieme.

Penso che il 2010 sarà un’anno positivamente intenso perchè è scritto nel valore della condivisione, del confronto, della conversazione, della trasparenza che estendiamo sempre più oltre l’ambito della praticabilità delle distanze, a cui lasciamo permeare le nostre scelte, diventando di contro sempre più impermeabili all’inutilità di ciò che non opera per un bene comune.

Da queste parti, quelle di Metabox, stanno per arrivare cose nuove di cui parlare e di cui allora ci sarà, almeno per me, qualcosa da scrivere.

Ebbene si, questi sono proprio i miei auguri per il prossimo anno! :)


DSC_0009Dopo un anno di inattività, vedendolo abbacchiato e spento (in tutti i sensi) ho deciso di dare al mio TV la possibilità di essere ancora protagonista e l’ho regalato ad un amico che aveva bisogno di un piccolo televisore LCD nel suo micro appartamento parigino. Ora sarà, il mio ex TV,  di nuovo protagonista e potrà sfoggiare programmazioni sicuramente più interessanti rispetto a quelle italiane (se lo avessi mai acceso).

Lo stupore dei conoscenti è stato tangibile: un conto è dire non guardo la TV, fa molto alternativo, ed un conto è dire l’ho regalato, con la prova tangibile che davanti alla parete arancio spento (anche lui) il TV non c’è più per davvero.

Non sono certo ne il primo ne il solo, ormai l’informazione e l’intrattenimento arriva dalla rete e soprattutto dagli ambienti sociali che si stanno trasformando e stanno trasformando il modo di utilizzare la rete.
Se qualcuno continua a raccontarvi che i socialcosi in fondo servono per raccontarsi cosa si è mangiato la sera prima è il caso che lo aggiorniate e lo riportiate alla realtà.

Preso per assodato che non c’è nulla di male nel raccontare dei manicaretti della sera prima, ciò che sta uscendo dall’uso sempre più esteso dei socialcosi, inteso come un’espansione e una “diffusione” della personalità, è la creazione di questo immenso display a più livelli in cui la realtà è visualizzata e aggiornata in tempo reale.
I livelli non sono altro che i temi, gli argomenti traslati dal proprio vissuto agli ambienti dei socialcosi.

La potenza di questa visualizzazione è tale da intaccare il monopolio di Google come fonte primaria per cercare oltre ciò che, spesso, è assunto come “l’esistente”; i socialcosi portano in superficie una massa informativa, spesso invisibile, raccordandola con il fattore tempo e legandola al vissuto delle persone.

Il momento è degno di attenzione perché si sta passando dall’euforia superficiale della novità ad un utilizzo consapevole e partecipato (anche nei meccanismi di funzionamento e nella loro modellazione in usi non previsti) che mette in discussione strumenti attualmente imprescindibili (l’e-mail) e percepiti come innovativi (il blog).

Sarà molto interessante vedere cosa succederà con l’arrivo della versione di Twitter in italiano.


DSC_0001C’è una singolare assuefazione al sensazionalismo; tutto ciò che non provoca una reazione accesa rimane in un purgatorio mediatico e informativo.

C’è anche una anomala metrica che misura l’importanza delle cose che avvengono; si basa sulla soddisfazione di due parametri principali che consistono nell’immediatezza (intesa come la capacità di qualsiasi cosa di dare un risultato evidente ora) e l’attualità (intesa come l’assunzione a fondamentali di una ristretta gamma di tematiche attinenti al tempo presente).

Attraverso questo filtro tutto ciò che si trasforma e si evolve con un movimento lento e complesso non viene generalmente assorbito e compreso.

Rientrano in queste considerazioni le espressioni degli accoglienti commensali quando venerdì sera, attorno ad un tavolo imbandito di lecconrnie sarde, ho accennato al lavoro di BJ Fogg sulla costruzione della pace attraverso l’uso dei social network.

Certo non è che mi aspettassi i fuochi di artificio però un minimo di curiosità si… Invece le espressioni erano quelle del tipo: “si va bene l’ennesimo visionario di turno…” Senza visione però non si va molto lontano…

Una boccata d’ossigeno l’incontro a Meet the Media Guru con BJ Fogg.
L’intervento ha riposizionato i socialcosi sui reali valori di cui essi vivono e su cui si sviluppano (rapporti tra le persone, condivisione, scambio, conoscenza, crescita)  e ciò ha naturalmente messo in secondo piano quello che invece è l’argomento predominante oggi su questi temi, ossia come mettere in contatto le aziende con i frequentatori dei socialcosi.

(Personalmente credo che tra qualche tempo il tipo di azioni che oggi le aziende effettuano all’interno dei socialcosi stimoleranno lo stesso interesse che stimola oggi un banner su una pagina web).

Il lavoro di BJ Fogg è permeato da un pensiero lineare, naturale; pone la persona al centro ed evidenzia la predisposizione alla collaborazione per cercare di raggiungere risultati di successo.
La chiave di tutto è nel pensare in modo chiaro e trasparente e nell’azione, nel fare: i cambiamenti potranno avvenire solo con la perseveranza dei continui tentativi, supportati da una visione e dalla tenacia.

Sulla valutazione che gli ambienti sociali in rete sono dei canali comunicativi di cambiamento comportamentale, poggia il progetto che Fogg ha chiamato Peace Dot: inventare e costruire la pace attraverso la tecnologia. Il progetto è partito ovviamente su Facebook ed il 27 ottobre dovrebbero essere resi noti gli sviluppi.

Rimettendo in ballo i commensali di cui sopra, c’è da dire che la loro reazione ha rispecchiato anche quella predisposizione che si ha in genere nell’affrontare problematiche complesse: si pensa che possa esistere solo LA soluzione mentre invece l’approccio di Fogg è proprio il lavorare su piccoli tentativi,  l’elaborare una serie di innovazioni che contribuiscano collettivamente ad arrivare ad una soluzione.

Il ritorno di Meet the Media Guru non poteva essere migliore e sono d’obbligo due parole di ringraziamento a Maria Grazia Mattei per la qualità del lavoro che sta portando avanti oltre che per il piacere che si prova nell’ascoltare il suo solare entusiasmo.


DSC_0028Le vacanze fanno sempre molto bene, ti danno la possibilità di vedere le cose da altre angolazioni e questo ti amplia il panorama e contemporaneamente ti obbliga a rivalutare le posizioni prese.

Ho una cerchia di amici molto interessante, si occupano quasi tutti di lavori che hanno a che fare con la creatività e sono persone con le antenne alzate, molto sensibili al nuovo, al cambiamento e ho passato con loro buona parte del tempo.

Pensavo vivessero questa epoca di socialcosi in modo più attivo ed invece ne ho scoperto un uso quasi accidentale: chi li usa al posto dell’email, chi si stupisce che le aziende ci mettano piede, chi li apre ogni tanto (che è un po’ come entrare in una accalorata discussione dicendo “buonasera” abbandonandola subito dopo), chi usa solo ed esclusivamente una certa funzionalità rimanendo totalmente impermeabile a tutto ciò che c’è subito accanto…

Chiaro che non può essere un campione attendibile però mi lascia quanto meno pensare: sarà poi così utile per le aziende investire in divertenti ed aggreganti socialiniziative per parlare di loro stesse cercando di dare, il più possibile, l’idea che lo scopo non sia principalmente quello?

La risposta è ovvia ed è SI per i motivi ormai scritti, riportati e detti da persone che ne sanno più di me: sempre più persone sono in rete, la rete è fatta di persone, le persone non parlano con i prodotti ma con le persone, le persone parlano con persone interessanti che hanno da dire qualcosa di interessante da ascoltare.

Ma il dubbio mi rimane e mi lascia il sottile sospetto che non sia una evoluzione ma solo un rimedio… e che ci sia un affannarsi a tirare delle righe dritte con il righello delle “soluzioni facilmente comprensibili, praticabili e quantificabili per le aziende” in un ambiente dove forse gli strumenti giusti potrebbero essere un set di curvilinei ed una buona dose di gomme per cancellare e correggere.

Il sospetto è che dentro i socialcosi occorrerebbe fare uno sforzo in più per fare delle vere “socialcose”.

Mi divertirò di certo (???) nell’essere coinvolto nella vita di un prodotto entrando in contatto con chi lo pensa, potendolo provare in anteprima, partecipando ad entusiasmanti eventi ma il prodotto avrà sempre uno spazio marginale nella vita sociale di una persona per quanto si possa tentare di fargli provare il brivido del contrario.

Ritorno dalle vacanze con i piedi di piombo e con l’idea che una qualsiasi socialcosa avrà vita breve e labile memoria se sarà poco “social” (nei contenuti, negli stimoli, nei meccanismi, nei sentimenti) e molto “cosa” (oggetto dai confini definiti e obiettivi circoscritti).

Per dimostrare che nonostante le apparenze sono in realtà un entusiasta dei socialcosi, un paio di esempi interessanti:

Fabrizio Fiorini e La Capannina
Fabrizio è il proprietario di uno stabilimento balneare e un ristorante in una tra le zone di mare più belle del Conero.
All’inizio dell’estate ha aperto il suo profilo ed una pagina pubblica su Facebook; ha iniziato a sperimentare e non ha fatto altro che parlare in modo schietto, diretto e disponibile (esattamente come è lui) di ciò che succede alla Capannina.
Alla mattina pubblica le foto della spiaggia e del mare e ti dice come sarà il tempo anche se non sarà bello e ogni tanto scrive o pubblica contenuti su temi che condivide anche se non hanno nulla a che fare con il mare. La cosa ha funzionato anche se Fabrizio scrive: “Nonostante tutto continuo a pensare che sia una moda e quindi non mi piace poi così tanto!!!” :)

GayCampItalia2009
L’ho visto nascere su Friendfeed e l’ho trovata una iniziativa di tutto rispetto.
Nasce in un social network e prova a concretizzarsi in un evento fisco nella modalità più social che ci sia: il barcamp.
Il tema è estremamente legato al sociale, oltre ad essere di estrema attualità, e parte da un gruppo eterogeneo che si rivolge ad una platea simile, al contrario delle associazioni (di qualsiasi genere) che tendono a parlare a se stesse ed ai loro adepti.
Queste sono le iniziative sociali che le aziende dovrebbero sostenere per iniziare ad instaurare delle vere conversazioni con le persone (ok,  in questo caso rasenta la provocazione, in Italia neanche D&G tirerebbero fuori un soldo per una cosa del genere… :) )


DSC_0010Esce il libro di Luca ContiFare business con Facebook” e coincide con un incontro con lo stesso e con  Vincenzo Cosenza organizzato da BolognaIN sul medesimo tema; ottima la tempistica di Hoepli.

Luca Conti e Vincenzo Cosenza sono due delle figure italiane con maggiore competenza in materia: il primo è autore  dell’uscita citata oltre che del blog di supporto al libro stesso; il secondo ha tradotto il libro La Bibbia del Marketing su Facebook scritto da Justin Smith di Inside Facebook oltre ad aver aperto l’Osservatorio Facebook italiano.

L’incontro ha toccato in maniera panoramica i temi che possono interessare particolarmente le aziende che intendono avvicinarsi ai social media tramite Facebook.

Mi è piaciuta la mancanza di enfasi sul fenomeno del momento (o quasi, adesso tocca a Twitter) di cui è stata evidenziato il suo essere solo uno dei tanti canali;  non è mancato il giusto realismo sul fatto che Facebook, come tutti i media sociali, è fatto dalle persone e le meccaniche che ne conseguono dipendono proprio dai comportamenti che le persone hanno on line come off line. Rilievo anche alla considerazione che la cultura in materia e la qualità del contenuto sono fondamentali per il successo di qualsiasi iniziativa.

Ottimo il livello dei relatori e ottima l’organizzazione di BolognaIN che è riuscita a raccogliere e motivare una platea vivace nella socialità off line :-) .

p.s.: mi è mancato molto il buffet di Enterprise 2.0 :-)


barretta_lowDi ritorno da Fast&Slim Enterprise 2.0, ben sazio del ricco buffet finale :) .

Bellissima la Sala degli Specchi di Palazzo Gnudi che ha accolto la folta platea partecipante alla serata, organizzata da Gecod, su Enterprise 2.0.

L’incontro, ricco di relatori, è partito con un teatrale e divertente allarme, di Marco Camisani Calzolari, rivolto alle aziende (ma c’erano in sala?) riguardo la situazione attuale generata dai media partecipativi; il monito/consiglio finale è stato: diventate utenti e mettete ordine.

La serata è proseguita con un po’ di saggezza, sul come interpretare e vivere l’internet condivisa e partecipata, profusa da Gianluca Diegoli e avvalorata da Daniel Bellini di Ducati riguardo la necessità di una cultura aziendale in merito per poter inserire, nelle prassi di un’azienda, attività 2.0.

Dal momento in cui il moderatore ha invitato i relatori a trattare dei casi o degli esempi, i temi sono diventati leggermente fumosi e forse riportati in un modo che probabilmente non avrebbero invitato molto un’azienda a provare al suo interno queste modalità 2.0.

Si è passati da accenni di web semantico evidentemente interessanti, ma relazionati in modo soporifero, a casistiche roboanti, ma con quel sottile sapore promozionale; da seriosi trattati su seriosi database alla popolare diatriba su FacebookSI/FacebookNO.

Dopotutto l’incontro era una modalità intelligente per promuovere un master sul tema dell’Enterprise 2.0 che partirà a novembre e, immagino, non si poneva il compito di sciogliere i dubbi di un’azienda  in questa sede; di certo la sensazione, sottolineata dall’unico intervento dalla platea, è stata quella di un incontro tra addetti ai lavori, tutti già senza troppi dubbi in merito.


DSCN3256Questo blog sta battendo la fiacca e non provo neanche a dare la colpa all’afa ed al clima tropicale :-) .

In realtà gli stimoli che metabox punta a raccogliere e condividere non passano solo per questa “casa” per cui vi invito anche a fare un salto ogni tanto nelle altre “residenze”: twitter, facebook e friendfeed.

Se siete interessati all’evoluzioni dell’internet condivisa e partecipata e magari siete in zona Bologna vi ricordo un paio di incontri interessanti: il 10 luglio alle 17:30 presso Palazzo Gnudi, Gecod organizza “Fast and Slim Enterprise 2.0” ovvero come il web 2.0 cambia il modo di lavorare delle aziende. Tra i vari relatori vi segnalo la presenza di Gianluca Diegoli e Marco Camisani Calzolari.
L’altra data da appuntare è quella del 16 luglio: BolognaIN organizza un incontro sul tema “Fare marketing con Facebook” al quale non poteva che partecipare Luca Conti di cui uscirà, nel corso del 2009, il libro con lo stesso titolo per Hoepli.

Aggiungerei un terzo appuntamento che comunque ho già citato e che si svolge tutte le sere, dalle 18, presso i giardini Lorusso: LaManifattura.
Oltre al suo nutrito programma, una bella atmosfera da social network fisico grazie alla frequentazione molto dedita all’arte, al design ed alla comunicazione :) tra una birra e l’altra e gli spuntini, su contenitori rigorosamente eco, del bar.


fotografia-romaSe amate lasciarvi assorbire da una fotografia, per poterne percepire i livelli emozionali in essa infusi, probabilmente l’ottava edizione di FotoGrafia potrà inizialmente disorientarvi.

Il festival romano, in corso fino al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni, accoglie il visitatore con una serie di slide show accompagnati da colonne sonore e con video installazioni; gli richiede un livello di attenzione differente trasportandolo in una esperienza comunque distante dall’immagine in movimento filmica.

Il tema di questa edizione del festival è la gioia “Declinazioni della Gioia. L’atto di fotografare: visioni e rappresentazioni”.

Mi sono particolarmente piaciuti i lavori di Giorgio Barrera che accarezza momenti di intimità di persone, all’interno delle loro case, viste dall’esterno delle loro finestre.
Penetranti e quasi pittoriche le immagini di Davide Monteleone, diario evocativo di un viaggio nel Caucaso russo.